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LA BELLA GRINTA - RACCONTARE GIULIANO MONTALDO E IL SUO CINEMA

LA BELLA GRINTA

RACCONTARE GIULIANO MONTALDO E IL SUO CINEMA

e

LA PRESENTAZIONE DEL VOLUME DELLA MOSTRA A LUI DEDICATO

 

Si è tenuto questa mattina, nell’ultima giornata della 56° Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, l’incontro sull’evento speciale del cinema italiano, dedicato quest’anno a Giuliano Montaldo che viene così celebrato in occasione dei suoi 90 anni. Per l’occasione è stato anche presentato il volume prodotto dalla Mostra ed edito da Marsilio Giuliano Montaldo: una storia italiana, a cura di Pedro Armocida e Caterina Taricano che raccoglie saggi e testimonianze di importanti studiosi, giornalisti e colleghi del regista. In attesa del collegamento con Montaldo previsto durante la cerimonia di chiusura, in mattinata sono intervenuti per parlare del suo cinema Caterina Taricano, Alberto Crespi, Steve Della Casa e Cristiana Paternò, moderati dal Direttore della Mostra Pedro Armocida.

In apertura Caterina Taricano, autrice della biografia del regista Un marziano genovese a Roma, ha voluto ricordare come Montaldo sia stato un autore spesso sottovalutato, il cui cinema non si può definire solo di impegno politico e civile, ma anche “utile”, nel senso che ha riportato alla memoria storie spesso dimenticate o ingiustamente trascurate, come avvenuto per la vicenda di Sacco e Vanzetti. Sulla stessa linea ha continuato Steve Della Casa che ha sottolineato come Montaldo sia stato sotto molti aspetti un pioniere, soprattutto dal punto di vista delle collaborazioni internazionali, ricordando come il kolossal Marco Polo rimanga tutt’oggi la fiction di maggior successo economico della storia della RAI. Proprio questa sua intraprendenza lo ha però spesso portato ad essere frainteso, fino a diventare addirittura bersaglio della critica, come accaduto con la sua opera prima. Tiro al piccione è stato infatti aspramente discusso tanto tanto dai giornalisti di destra quanto da quelli di sinistra, proprio a causa del suo approccio a un testo politico.

Cristiana Paternò si è invece soffermata sulla modernità di Montaldo, sempre in grado di cogliere lo spirito del tempo fino ad anticiparne alcune tendenze. Uno splendido esempio è costituito da uno suoi capolavori riconosciuti, L’Agnese va a morire, che intercetta le prime istanze femministe dell’epoca per portare probabilmente per la prima volta sul grande schermo la Resistenza dal punto di vista femminile, iniziando così quell’opera di riabilitazione del ruolo della donna durante la guerra che ha poi avuto sviluppi importanti. La sua capacità di farlo con un linguaggio accessibile a tutti, senza intellettualismi, è l’ennesima dimostrazione di una straordinarie predisposizione a rileggere e interpretare gli eventi storici, piccoli o grandi che siano.

È intervenuto infine Alberto Crespi che non solo è l’autore del libro-intervista Dal Polo all’equatore ma, negli anni, è diventato anche grande amico del regista e per questo ha preferito dedicarsi, più che all’analisi del suo cinema, sul Montaldo avventuriero e uomo di cinema, memoria storica del cinema italiano e fonte inesauribile di aneddoti accompagnati dalla sua grande ironia. Crespi ha voluto infine ricordare anche il ruolo fondamentale rivestito nella carriera di Montaldo da Vera Pescarolo, sua moglie; un tributo reso anche dalla copertina del volume edito da Marsilio, dove i due sono ritratti insieme sul set Marco Polo, attraverso il quale è stato il primo regista italiano a girare un’opera di fiction nella Città Proibita.

In chiusura d’incontro è stata proiettata in esclusiva la bellissima intervista a Giuliano Montaldo realizzata da David Grieco lo scorso maggio e poi inclusa in forma testuale anche nel volume. Un documento eccezionale che ha confermato in pieno la statura del Montaldo-regista e il suo ruolo di “decano” del cinema italiano attraversando con i suoi film oltre sessant’anni di storia del nostro Paese.

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